Convegno "Grappa: Prospettive" / 2: Grappa, piccolo lusso quotidiano, forse batterà la crisi

Nonostante la crisi la grappa potrebbe tenere sul mercato. Lo sostiene Maurizio di Robilant, presidente di RobilantAssociati, leader nel brand advisory e strategic design, che ha lavorato, tra gli altri, per Fiat, Bacardi Martini e illy caffè. "In un momento di crisi come quello attuale, il consumatore ricerca la propria gratificazione personale nei piccoli lussi quotidiani - ha affermato Maurizio di Robilant - La grappa è proprio uno dei prodotti capaci di raggiungere questo obiettivo: un lusso più democratico, alla portata di tutti, ma ancora legato a una dimensione di esclusività e raffinatezza proprie dei distillati di alta qualità".
Una riflessione svolta a margine del convegno "Grappa: Prospettive" organizzato l'1 e il 2 dicembre scorsi dall'Istituto Tutela Grappa del Trentino nel contesto del "Grappa Festival" di Levico. Altri gli spunti interessanti emersi. Primo: tenere alta la guardia sulla tutela, quindi continuare a investire sulla ricerca scientifica, come ha sottolineato Sergio Moser, ricercatore dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige. Questo per ottenere un prodotto di qualità che, però, deve essere comunicato in modo ancora più efficace, come ha fatto rilevare Manuela Violoni, responsabile della ricerca e sviluppo del Centro Studi Assaggiatori. "Da un nostro test risulta che non solo non si riconosce la grappa dalla descrizione data dai produttori, ma spesso questa è addirittura fuorviante - ha affermato Manuela Violoni - I produttori devono puntare quindi su un posizionamento più realistico ed efficace verso la clientela e nei confronti della concorrenza".
Anche perché la grappa è insidiata dal bere "dolce e facile".  Da una recente ricerca emerge che negli ultimi dodici mesi infatti l'84% degli italiani che bevono normalmente alcolici ha preso almeno una volta un limoncello, il 58% un amaro, il 50% una crema di whisky. Meno gettonati i distillati da riflessione: il rum è stato bevuto dal 46%, il whisky e la grappa dal 42%. "Se qualcuno immagina gli italiani come raffinati bevitori di distillati di pregio, si sbaglia - ha commentato Glauco T. Savorgnani, professore di marketing all'Università Cattolica di Milano e presidente di Talos AM Apertamente, la società che ha effettuato la ricerca - Gli italiani infatti amano il bere dolce e poco impegnativo".
La grappa è quindi per gli intenditori: da qui la necessità di un marketing e di una comunicazione sempre più efficaci. Che diventano fondamentali sui mercati internazionali. "Sui mercati internazionali  emerge una scarsa conoscenza della grappa da parte dei consumatori, anche nei paesi dove è alto il consumo di bevande ad alta gradazione alcolica come la Polonia e la Russia - ha relazionato Roberto Lovato, direttore agroalimentare dell'Istituto Nazionale Commercio Estero - Manca un’idonea politica di comunicazione per fare conoscere la grappa e si soffre della concorrenza locale con altre bevande alcoliche facilmente rintracciabili sul mercato a buon prezzo".
Comunicazione e formazione sono perciò le basi portanti per un marketing efficace della grappa. E questo anche nell'alta ristorazione italiana, dove c'è sempre maggiore necessità di personale preparato che sappia raccontare il prodotto. "Al ristorante, le argomentazioni nel proporre la grappa devono essere piccoli racconti, che tocchino le corde della emotività dei clienti e stimolino anche la discussione tra di loro - ha affermato Albino Ivardi Ganapini, presidente di ALMA, la scuola internazionale di cucina italiana - Argomentazioni che diventino alla fine suggerimenti discreti per il cliente". Una necessità di maggiore formazione evidenziata anche da Giorgio Cermesoni, dirigente di Finiper, gruppo della grande distribuzione organizzata, che ha fatto rilevare come anche tra gli scaffali degli ipermercati si potrebbe fare cultura del prodotto in modo più efficace. Cultura che certo non manca in enoteca, secondo quanto raccontato da Francesco Bonfio, presidente dell'associazione nazionale di enoteche "Vinarius". Che però fa rilevare come comunque "c’è esigenza di maggiore formazione per gli enotecari con seminari dedicati".  La notizia positiva? Anche in enoteca ora si fa più attenzione alla qualità della grappa che alla bellezza della bottiglia.