Può un Consorzio limitarsi a custodire le regole mentre il mondo intorno cambia linguaggi, riti di consumo e sistemi di relazione?
Agli Stati Generali della Grappa, organizzati a Roma dal Consorzio Nazionale Grappa, siamo partiti proprio da questa domanda. Non per mettere in discussione il valore della normazione, indispensabile per tutelare identità, autenticità e correttezza, ma per immaginare un Consorzio capace di andare oltre: un luogo nel quale le imprese non trovino solamente regole, ma occasioni di crescita.
Il primo passaggio è dalla grappa prodotto alla grappa esperienza.
La qualità contenuta nella bottiglia rimane fondamentale, ma oggi non basta più. Occorre costruire intorno alla grappa un’esperienza capace di coinvolgere i sensi, la memoria, la curiosità e il piacere della scoperta. Non si beve soltanto un distillato: si incontra una materia prima, un territorio, un sapere produttivo e, soprattutto, un carattere.
Il secondo passaggio è dal luogo di normazione al luogo di promozione.
Promuovere non significa semplicemente aumentare la pressione pubblicitaria. Significa produrre cultura, creare occasioni d’incontro, fornire alle imprese nuovi strumenti e mettere in comune ciò che, affrontato singolarmente, sarebbe più difficile e costoso. La tradizione va custodita, certamente, ma qualche volta ha bisogno di cambiare abito. O, almeno, di rendere contemporanei certi abbigliamenti d’epoca.
Il terzo passaggio è dall’informazione alla formazione.
L’informazione comunica che la grappa esiste, come si produce e quali regole rispetta. La formazione genera invece competenza: insegna a riconoscerla, raccontarla, servirla e proporla. Soprattutto, trasforma chi ascolta in un nuovo ambasciatore.
La grappa ha bisogno di nuovi narratori, senza dimenticare quelli che l’hanno accompagnata nel passato. Ristoratori, sommelier, bartender, comunicatori, docenti, studenti e appassionati possono diventare una rete di voci competenti, purché ricevano strumenti adeguati. Perché l’entusiasmo senza competenza produce folklore; la competenza senza entusiasmo, invece, genera convegni ai quali tutti partecipano e dei quali nessuno si ricorda.
Occorre dunque fare cose nuove e, quando le cose nuove esistono già nella tradizione, restituire loro attualità. Occorre trasferire competenze per costruire una narrazione diversa. E occorre promuovere la coralità, perché una denominazione collettiva non può avanzare affidandosi a qualche solista, per quanto virtuoso.
Le risorse non mancano. Possiamo contare su trenta professori provenienti da venti discipline differenti e su tecnologie che, fino a pochi anni fa, non esistevano. Neuroscienze, psicologia, analisi sensoriale, comunicazione, marketing, storia, antropologia, economia e scienze della formazione possono dialogare per dare alla grappa nuove possibilità di espressione.
A queste si aggiungono ventisette giochi sensoriali pensati per raccontarla in modo coinvolgente e persino ludico. Perché giocare non significa banalizzare: significa mettere le persone nella condizione di agire, confrontarsi, sbagliare, riconoscere e ricordare. Una lezione informa; un’esperienza lascia una traccia.
Il Consorzio può diventare il luogo nel quale queste competenze si incontrano, le tecnologie diventano strumenti e le singole iniziative acquistano forza attraverso una regia comune.
La grappa possiede storia, autenticità e una straordinaria ricchezza sensoriale. Non deve cambiare identità per diventare contemporanea. Deve cambiare il modo in cui la rende percepibile.
Il futuro della grappa non si trova soltanto dentro la bottiglia. Comincia da ciò che sapremo costruirle intorno.
Luigi Odello
Contenuto redatto con supporto di IA



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