L'opinione

    Il dramma del polimero: cronaca di uno svilimento sensoriale annunciato

    Siamo nell’era in cui si studiano i terroir in modo maniacale, si selezionano le vinacce con i guanti bianchi, si distillano gocce di puro artigianato e poi… c’è chi decide di servire un prodotto di alto lignaggio in un bicchiere di plastica. E i numeri, impietosi, presentano subito il conto.

    L’ennesima conferma l’abbiamo avuta da un piccolo test organizzato con cinque giudici molto diversi per età, genere, preparazione sensoriale su una grappa di grande valore. Tra l’altro ben quattro non sono consumatori abituali della nostra acquavite di bandiera, quindi scevri da ogni ritualità appresa. Separando le loro valutazioni, ne abbiamo da una parte tre che hanno degustato nel calice di vetro e dall’altra due nel bicchiere di plastica . Operando con le medie delle valutazioni, emerge chiaramente come il contenitore inadatto castri letteralmente l’anima di un prodotto d’eccellenza.

    Partiamo dal verdetto finale, ovvero il puro piacere personale della beva (il livello edonico): per il gruppo del vetro, la media si attesta a un 5.33, mentre la plastica fa sprofondare l’appagamento a un mesto 4.5 di media. Un crollo che si riflette soprattutto sull’aroma. Evidentemente, i profumi complessi e le note di ricchezza si rifiutano di esibirsi se costretti a rimbalzare su un materiale dozzinale.

    E vogliamo forse trascurare le reazioni emotive scatenate da questa scelta infelice? Nel gruppo del vetro si sono registrati slanci di Sorpresa da 7 e 8. Nel gruppo della plastica, invece, si consuma il dramma psicologico: un giudice ha letteralmente azzerato l’Eccitazione (valore 0), mentre l’altro è stato travolto da un Disgusto netto, valutato con un inequivocabile 7.

    Tutto questo dovrebbe far riflettere (e un po’ indignare): quanti produttori sviliscono il loro stesso capolavoro senza nemmeno rendersene conto? È la stessa miopia di chi investe in una pregiatissima monorigine di caffè, estratta a regola d’arte, per poi servirla nell’ignobile bicchierino di carta da distributore automatico.

    Il bicchiere (o la tazzina) non è un mero strumento per portare il liquido in bocca, è la cassa armonica che amplifica il prodotto. Che sia il vetro per un distillato o la porcellana con la foggia adatta per una bevanda calda, ignorare il materiale e la foggia del contenitore significa prendere un’opera d’eccellenza e sabotarla un istante prima che tocchi le labbra del cliente.

    Luigi Odello

    Contenuto redatto con supporto di IA

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