Sensi

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Un tempo parlare di grappa per le feste evocava immediatamente la serie di confezioni regalo che andavano da quella curiosa come le fialette in simil pacchetto di sigarette a quella numerata per un omaggio importante. Oggi parlare di grappa delle feste assume un nuovo significato.

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Non è infatti insolito, per gli amatori della grappa, incontrare referenze che non manifestano caratteri oggettivi di pregio o, addirittura, che proprio modelli di perfezione non sono. Eppure piacciono. Piacciono al punto che un sorso tira l’altro, e non ci si sa spiegare il perché.

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La fantasia dei grappaioli è davvero fervida e per dare un blasone alla propria grappa sono disponibili a tutto: dalla denominazione di vitigni rari a quella di vini famosi, dal recupero di antiche tradizioni che evocano calore e affetti casalinghi all’uso di termini autoinneggianti.

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Il 110/08, il regolamento europeo sulle bevande spiritose, tra le amarezze ci ha lasciato anche gratificanti passi dolci. Il più importante riguarda la grappa riconosciuta tout court come denominazione esclusivamente italiana. E questo è stato un bel colpo portato a casa dalle nostre autorità sui tavoli delle trattative. Ma i produttori ci credono?

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In una società che teme la vecchiaia, la propria quanto quella degli altri, denominare un’acquavite vecchia, stravecchia e invecchiata, come codificato dal legislatore, significa porre una barriera psicologica all’avvicinamento del consumatore.

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Ricetta giusta non esiste, dall’acino d’uva alla bottiglia solo una serie di operazioni tra loro coerenti condotte con maestria possono dare una grappa eccellente. E oggi ce ne sono davvero molte sul mercato, tante da indurre un nuovo entusiasmo tra gli amanti della nostra acquavite di bandiera.

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Grappa e cioccolato: sicuramente un matrimonio d’amore. E l’amore, come si sa, non è mai spiegabile fino in fondo, ma qualche ipotesi, suffragata anche dai numerosi test condotti dal Centro  Studi Assaggiatori, desideriamo formularla. Riteniamo infatti che non ci sia nulla di più indovinato che terminare una degustazione di grappe con un cioccolato, al quale, beninteso, fare seguire qualche altro sorso di grappa.

Se negli ultimi trent’anni la grappa ha mutato il suo profilo sensoriale - e lo ha fatto migliorandolo non poco – non da meno è stata l’evoluzione delle grapperie, passate da semplici a opifici a elementi di comunicazione veri e propri.