Donne della Grappa: le più appassionate dai 20 ai 40 anni
Il maltempo che ha imperversato durante l’ultima edizione di Cantine Aperte non ha fermato le attivissime Donne della Grappa che hanno proposto, nelle rispettive aziende in cui operano, eventi ad hoc per il pubblico femminile. In particolare hanno riscosso interesse i minicorsi di avvicinamento alla grappa in rosa. Così, grazie a questa e ad altre iniziative, più di un migliaio di signore hanno affollato le distillerie. Grande interesse delle donne tra i 20 e i 40 anni, una qualche diffidenza verso la grappa invece da parte delle cinquantenni. “Ci sentiamo veramente soddisfatte per questo crescendo di interesse che sta riscuotendo l’associazione nel corso degli ultimi eventi – ha commentato Claudia Mazzetti, presidente delle Donne della Grappa - Le donne apprezzano sempre di più questo prodotto divenuto ormai un distillato di alta qualità, da gustare in modo consapevole”. Maggiori informazioni: www.donnedellagrappa.it

e-Bertagnolli
La Distilleria G. Bertagnolli si apre al commercio elettronico e inaugura il proprio negozio virtuale su Internet. Accedendo a www.bertagnolli.it e navigando nel "Bertagnolli Shop" è ora possibile acquistare on-line i prodotti della distilleria trentina e riceverli a casa nel giro di pochi gioni. Per il pagamento il "Bertagnolli Shop" si affida ai circuiti sicuri di Visa e Mastercard. Maggiori informazioni: www.bertagnolli.it

Santa Massenza: i grappaioli e la centrale elettrica
Torna dal 27 al 29 giugno "Turbine e Alambicchi", la manifestazione organizzata a Santa Massenza che unisce grappe ed energia elettrica. Tra le altre iniziative della kermesse anche la presentazione, da parte dell’Associazione Culturale Santa Massenza, di “Turbinio - Acqua...vite per la vita", un blend di grappe offerte dai distillatori di Santa Massenza, realizzata con la collaborazione di Enel e Dolomiti Energia. Il ricavato della vendita delle bottiglie sarà devoluto in beneficenza a Karamoja Group, ente che opera nel campo della solidarietà internazionale. Domenica 29 giugno rimarrà aperta anche la centrale idroelettrica, che potrà essere visitata dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Maggiori informazioni: turbineealambicchi@libero.it

Il 5 ottobre prossimo torna la giornata nazionale di "Grapperie Aperte 2008". Come da tradizione molte delle distillerie associate all'Istituto Nazionale Grappa apriranno le porte ai visitatori proprio durante la distillazione. Gli appassionati e i curiosi potranno così vedere gli alambicchi in piena attività e osservare la produzione della grappa da vicino: dal caricamento della vinaccia fresca negli alambicchi di rame, alla cotta, all'uscita della grappa a pieno grado fino allo scarico della vinaccia esausta e fumante. Il tutto guidati dai mastri distillatori, gli unici a conoscere nel dettaglio tutte le delicate fasi della distillazione.
Nelle grapperie inoltre momenti di intrattenimento particolari, spesso legati al territorio: dall'abbinamento della grappa con la pasticceria locale al menù a base di grappa, dal balletto classico alla mostra fotografica. Non mancheranno anche iniziative rivolte specificatamente alle signore, che nel 2007 hanno rappresentato più di un terzo dei visitatori. Anche quest'anno un occhio particolare alla sicurezza con le distillerie che inviteranno chi deve guidare a non assaggiare per riaccompagnare in sicurezza a casa gli amici. In cambio di questo piccolo sacrificio gli sarà consegnato un omaggio. Un'iniziativa che l'anno scorso ha incontrato i favori delle migliaia di visitatori.
Ma chi sono i turisti della grappa? La "Seconda ricerca sul turista della grappa", svolta nell'edizione 2007, aveva evidenziato due diverse tipologie di visitatore. Il 45% degli intervistati tra i visitatori del Sud Italia avevano rivelato che a portarli tra gli alambicchi era la curiosità, mentre al contrario il 41% dei visitatori del Centro-Nord erano andati in visita perché si consideravano consumatori attenti, andavano quindi ad accrescere la propria cultura sulla distillazione. Risalta anche una forte differenza nel diverso significato attribuito alla grappa. Al Centro-Nord ormai è considerata un digestivo solamente dal 13% degli intervistati, mentre per il 45% è innanzitutto un piacere per i sensi. Nel Meridione la situazione è invece invertita: per il 36% la grappa è soprattutto un alleato della digestione, mentre solo per il 27% è un piacere sensoriale.

Grappa e cioccolato: sicuramente un matrimonio d’amore. E l’amore, come si sa, non è mai spiegabile fino in fondo, ma qualche ipotesi, suffragata anche dai numerosi test condotti dal Centro  Studi Assaggiatori, desideriamo formularla. Riteniamo infatti che non ci sia nulla di più indovinato che terminare una degustazione di grappe con un cioccolato, al quale, beninteso, fare seguire qualche altro sorso di grappa.
Per la verifica dell’ipotesi in argomento seguiamo il percorso di un ottimo cioccolatino ripieno di grappa nell’ambito dell’apprezzamento da parte di un consumatore saggio.
Lo mette in bocca, non prima di averne colto e apprezzato il profumo articolato e complesso, e lo accarezza tra la lingua e il palato, godendo della fusibilità che genera un crescendo di aromi. La mucosa orale si copre di una patina piacevole di grasso, macroproteidi, macroglucidi e macropolifenoli, mentre gli zuccheri semplici stuzzicano l’edonismo del bambino che è in ognuno di noi.
D’un tratto, proprio quando la presenza di solidi tenedeva alla sovrabbondanza, l’involucro di cioccolato si spacca e la grappa si spande. L’ardore dell’acquavite stimola tatto, gusto e olfatto a percepire ancora di più e l’alcol provvede a riverginare la mucosa appannata dal cioccolato dando una suadenza tanto inedita quanto preziosa. Ma è a questo punto che si compie il vero miracolo sensoriale: gli aromi floreali, fruttati e speziati del ciccolato trovano un nuovo veicolo per risalire verso la mucosa olfattiva, in una corsa che li vede segmentati in modo differente, tanto da poter essere percepiti con maggiore distinzione. Non solo, ma essendo in parecchi simili per genesi, si enfatizzano a vicenda originando una sinfonia di eccezionale valore.  Piano piano la percezione si affievolisce, la mucosa orale si trova pulita e nel cervello un unico desiderio: ripetere l’atto.
Tutto questo naturalmente a tre condizioni: una grappa perfetta, un cioccolato d’alto valore sensoriale e un consumatore capace di assaggiare. Tralasciando l’ultimo elemento, due parole in più meritano i precedenti. Non c’è una regola fissa per scegliere la grappa da abbinare al cioccolato, la cosa importante è che non sia viziata da sentori biochimici (lattico, crauti, sudore o, peggio, muffa e simili) e abbia una personalità decisa. Per quanto riguarda il cioccolato vale la stessa regola, ma in questo caso diffidate delle stranezze: certi cru che evidenziano sentori di muffa dichiarandoli tipici della zona di provenienza, prodotti astringenti che desiderano stupire e masse di cacao di scarsa fusibilità riducono il piacere.

Luigi Odello
Presidente - Centro Studi Assaggiatori
Professore di Analisi sensoriale alle Università di Verona, Udine e Cattolica di Piacenza
presidenza@assaggiatori.com

Il 29 maggio scorso si è tenuta a Roma l’assemblea annuale di Assodistil. Grappa News pubblica alcuni passaggi della relazione presentata dal presidente Antonio Emaldi in cui sono riassunti i principali cambiamenti apportati dalla nuova OCM vino al settore degli spirits e un’analisi di Assodistil degli scenari futuri per il mondo della grappa.

La nuova OCM vitivinicola: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
E’ difficile ricondurre a sintesi l’attività svolta da AssoDistil in questa materia nell’ultimo anno: accese riunioni ministeriali del tavolo di filiera, incontri tecnici e politici con i vertici della Commissione a Bruxelles, complessa opera di coordinamento delle azioni di lobbying dei distillatori di sette paesi europei, confronti serrati con le imprese della nostra sezione “Alcol da materie vinose” per individuare il bandolo della matassa e mettere a fuoco i desiderata del settore. (…)
In effetti, alla vigilia di Natale, quando ormai – nonostante la levata di scudi dei distillatori europei e le rimostranze delle Amministrazioni dei Paesi vinicoli -  credevamo che il panettone sarebbe stato indigesto, il Consiglio dei Ministri agricoli dell’Unione Europea ha sancito, in un accordo politico, il mantenimento delle distillazioni dei sottoprodotti e del vino. (…)
Tuttavia questo non significa mantenimento dello status quo. Al contrario. Le modifiche proposte agli assetti attuali sono di grande portata.
In breve, per le prestazioni viniche  –  che saranno obbligatorie se il singolo Stato così deciderà – rimane l’aiuto alla trasformazione di fecce e vinacce ed al loro trasporto, ma scompare il prezzo minimo da riconoscere al produttore, così come vengono meno gli aiuti per lo stoccaggio dell’alcole e l’acquisto dello stesso da parte della Commissione. Si assiste, in sintesi, al disimpegno della Commissione dalla gestione dell’alcole da sottoprodotti: quest’alcole entra nelle disponibilità del distillatore il quale, se vuole accedere agli aiuti, sarà costretto a commercializzarlo ad usi esclusivamente industriali o fuel. Non sono infatti più previsti benefici per l’alcol da sottoprodotti da destinare all’uso bocca (grappe).
Un sostegno rimane invece per la filiera dell’alcol vinico uso bocca (acquaviti e brandy). Rispetto alle (ex) distillazioni facoltative del vino la rivoluzione è copernicana: l’aiuto andrà quantificato per ettaro e dovrà esser conferito al “produttore” che destina determinate uve alla vinificazione e poi alla distillazione uso bocca. Ogni Stato è libero di decidere il livello dell’aiuto, a differenza di quanto previsto per le distillazioni dei sottoprodotti, dove è la Commissione a stabilire un tetto massimo comunitario.  Infine, vengono fatte salve le distillazioni di crisi, con modalità non ancora ben delineate, ma di sicuro, anche in questo caso, senza l’intervento comunitario nella fase di acquisto dell’alcol. Discorso a parte merita la durata delle distillazioni: mentre per le prestazioni viniche essa è illimitata, per la filiera uso bocca e per le distillazioni di crisi, la Commissione ha previsto un ricorso a questi strumenti soltanto nei quattro anni successivi all’entrata in vigore del regolamento (fino al 2012).
Chiariti questi aspetti generali, torniamo al tema di maggior criticità: il livello degli aiuti da riconoscere al distillatore per la trasformazione ed il trasporto di fecce e vinacce. Dopo che per tre mesi si è parlato in ambito comunitario di livello di aiuti molto basso, senza tuttavia indicarli nelle bozze di regolamento che si susseguivano, nella versione di aprile 2008 sono stati individuati in 104 euro per ettanidro di alcol da vinacce e 44,20 per ettanidro di alcol da fecce i tetti massimi degli aiuti che ogni singolo Stato membro avrebbe potuto riconoscere ai distillatori.
AssoDistil, ritenendo tali aiuti dignitosi ma non ancora sufficienti a coprire in maniera integrale i costi di produzione e trasporto dei sottoprodotti, si è fatta promotrice – dopo essersi diverse volte confrontata con i funzionari della Direzione Generale Agricoltura - di un incontro ai massimi livelli politici con la Commissione e, così come lo scorso anno il Commissario Fischer Boel aveva accettato il nostro invito a visitare una distilleria italiana, anche questa volta, nonostante i tempi strettissimi della richiesta, ci ha ricevuti a Bruxelles il 14 maggio. (…)
La discussione è stata serrata e dopo aver sentito le nostre argomentazioni il Commissario ha proposto di incrementare di 5 euro l’aiuto sia per le fecce che per le vinacce, portando i sostegni a 109 e 49,20 euro rispettivamente per ettanidro di alcol da vinacce e da fecce. A chiusura di riunione, vedendo che i margini di trattativa erano ormai ridottissimi, abbiamo detto scherzando alla Fischer Boel che tali numeri avrebbero messo a dura prova le nostre capacità mnemoniche e che sarebbe stato il caso di arrotondarli… Il Commissario ha accettato la battuta e ha proposto nel regolamento, adottato il 20 maggio scorso, aiuti di 110 euro per ettanidro di alcol da vinacce e 50 euro per quello da fecce.
Anche se il regolamento applicativo verrà pubblicato a luglio, questi numeri sono consolidati e su di essi occorre cominciare a lavorare, entrando al più presto nell’ottica della Commissione che vuole un settore distillatorio non più legato a logiche di sostegno e a sussidi, ma aperto alla concorrenza, competitivo, moderno. Sarà necessario tentare di rendere gli impianti ancora più efficienti, razionalizzare ulteriormente alcune voci di costo e rivendicare fino in fondo il nostro fondamentale ruolo di garanti dell’impatto ambientale.
Quest’ultima argomentazione, lungi dall’essere filosofica, servirà a far capire che il settore vuole che l’applicazione delle nuove norme sia integrale e che se non ci saranno più stoccaggi, né acquisto di alcol da parte della Commissione, alla stessa guisa, l’abolizione del prezzo minimo dei sottoprodotti deve significare un cambiamento del mercato di riferimento e delle logiche di approvvigionamento. Sotto questo profilo, la Francia sembra stia mettendo a punto un regolamento che prevede la decurtazione dalla quota di aiuti alla trasformazione della parte di prezzo minimo che il distillatore dovesse riconoscere al produttore di vino.
Quanto alla distillazione dell’alcol uso bocca, bisognerà chiarire meglio alcuni passaggi procedurali ed impegnarci alla creazione di una filiera viticoltore-produttore di vino-distillatore in modo che i sostegni previsti da Bruxelles per questa distillazione possano essere effettivamente impiegati. Una nostra istanza, supportata anche dal mondo cooperativo, è stata accolta: quella di poter riconoscere l’aiuto al produttore di vino in alternativa al viticoltore. Sarebbe altresì importante che le procedure di erogazione degli aiuti, nonché i loro livelli quantitativi, fossero simili nei vari Paesi che adotteranno la misura, al fine di evitare distorsioni. La Commissione, che ha stabilito un tetto massimo per le prestazioni viniche proprio per scongiurare alterazioni degli assetti competitivi, non si capisce perché non abbia fatto altrettanto per l’alcol uso bocca, i cui mercati, tra l’altro, sono molto più concorrenziali.
A proposito di fondi da utilizzare per le varie misure di mercato dell’OCM, il Ministero delle Politiche Agricole ha già da tempo definito il budget da dedicare alle singole voci (Piano nazionale quinquennale) e dobbiamo dire che anche in tale ambito le richieste del nostro settore sono state tenute in debita considerazione: 40 milioni di euro sono previsti per finanziare le prestazioni viniche nella prima campagna della nuova OCM (43 per la successiva) e 38 milioni per la filiera dell’alcol uso bocca nel primo anno (34, 24 e 11 nelle tre successive e ultime campagne). Le distillazioni di crisi, qualora fossero attivate, attingerebbero alla riserva di bilancio (10 milioni di euro).
E’ iniziata quindi la corsa contro il tempo: il regolamento comunitario di base dovrebbe esser pubblicato a giugno 2008, gli applicativi a luglio e i piani nazionali approvati entro agosto. Quel che è certo è che il 1° agosto la nuova campagna vendemmiale si svolgerà nel rispetto delle nuove norme. Cosa succederà è difficile dirlo ma forse allora, e solo allora, sarà possibile capire se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto.

Per la grappa e le acquaviti nuove spinte verso la qualità?
Sarà interessante anche valutare come il settore reagirà al venir meno degli aiuti alla distillazione delle vinacce per la produzione di grappa.  In seno ad AssoDistil sono state fatte varie proiezioni sull’impatto che la nuova OCM, senza sostegni, avrà in termini di quantità e qualità dell’acquavite di bandiera.
Le tesi di maggioranza non sembrano giudicare in maniera eccessivamente negativa il dover rinunciare agli aiuti, comunque non decisivi ai fini della commercializzazione del prodotto, anche perché tale gap economico può essere controbilanciato, almeno in parte, dall’abolizione del prezzo minimo dei sottoprodotti.
Qualora permanga – come ci auguriamo e come sembra -  l’obbligo delle prestazioni viniche per i produttori di vino, ci sarà il corrispondente obbligo di ritiro per chi distilla alcol grezzo da destinare a usi industriali o fuel (garantendosi così la percezione dei sostegni comunitari), laddove il medesimo obbligo, in punta di diritto, sembrerebbe più soft  sia per chi ritiene insufficienti tali aiuti per distillare e commercializzare il prodotto, sia per chi non ha titolo a riceverli in quanto produce alcol uso bocca (grappa, nella fattispecie).
Questa situazione dovrebbe aprire il segmento “grappa” ad una più marcata logica di mercato sul fronte approvvigionamenti e consentire una maggior selezione delle vinacce e dunque, in ultima analisi, portare ad una crescita del livello qualitativo medio della grappa. L’ipotesi di uno sviluppo verso ancora più alti livelli qualitativi ben si coniugherebbe con il regolamento comunitario 110 del 15 gennaio 2008 sulle bevande spiritose che, tra le altre cose, ha rinforzato sia la tutela internazionale della grappa che il riconoscimento dell’esclusività del marchio “grappa” all’Italia, così come proibito l’uso di aromi e di sostanze aromatiche in grappe e acquaviti.

di Viviana Zini

A metà giugno si è tenuto a Verona il congresso dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino. Nell'occasione il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, co-organizzatore dell'evento, ha destinato uno spazio alle acqueviti italiane di origini viticola a Istituto Nazionale Grappa, Assodistil e Federvini. E' stata l'occasione per allestire un banco di assaggio che, grazie al supporto tecnico dell'Associazione Degustatori Italiani Distillati (ADID) e a quello scientifico del Centro Studi Assaggiatori, ha permesso di proporre ai congressisti le nostre acqueviti: grappa, acquavite d'uva e brandy. Direttore del banco è stato Antenore Toscani, presidente dell'ADID, che racconta a Grappa News le prime impressioni.

La prima curiosità: da quali paesi venivano i congressisti che hanno visitato il banco d’assaggio?
Un po’ da tutto il mondo: Giappone, Croazia, Georgia, Russia, Svizzera, Francia e così via. Sicuramente molti europei.

Che livello di preparazione all’assaggio avevano?

Mediamente elevato, anche se non sempre avevano le idee chiare sulla grappa e sulla sua produzione. Per questo noi gli spiegavamo la filiera del nostro distillato.

I congressisti erano consapevoli che la grappa è solo italiana?
Direi di sì, sapevano che la grappa è un prodotto tipico italiano. Anche se, curiosamente, qualche francese sulla scheda d’assaggio alla domanda se preferisse grappa italiana o straniera – ndr: domanda posta proprio per verificare la consapevolezza che la grappa è solo italiana – ha indicato di prediligere grappa di produzione estera. Alcuni congressisti austriaci e tedeschi ci hanno riferito di prodotti simili alla grappa nei loro paesi, aggiungendo però che non raggiungono l’altezza del nostro distillato nazionale.

A quali tipologie di grappe erano più interessati i visitatori?
In linea di massima i congressisti hanno assaggiato un po’ di tutto, non avevano particolari preferenze. Chi faceva tre o più assaggi spesso sceglieva diverse grappe della stessa tipologia, per esempio tutte invecchiate, per confrontarle e discutere delle diversità.

Parliamo delle donne: hanno avuto un approccio diverso rispetto agli uomini?
Sono venute diverse signore, di varie età. Chiedevano quasi sempre qualcosa di non troppo forte. Noi consigliavamo di cominciare con un’acquavite d’uva perché più morbida. Ma poi loro decidevano di assaggiare anche la grappa. Qualcuna delle visitatrici è tornata per fare una sessione di assaggio completa. C’è da dire che le signore, rispetto agli uomini, si approcciavano con più curiosità, attratte anche dal packaging e dall’allestimento delle vetrine.

Conserva qualche ricordo particolare?
Il primo giorno è arrivato un congressista spagnolo con la moglie e ha scelto una grappa giovane. A vederlo sembrava un principiante, ma forse voleva soltanto darlo a intendere perché parlando con lui si notava che era invece un profondo conoscitore di distillati. Il giorno successivo è tornato con dei colleghi, fermandosi a discutere dei prodotti per più di un’ora. Tra i visitatori mi torna alla mente anche una coppia di austriaci che ha voluto assaggiare solo grappe aromatiche. Poi discutendo con noi hanno deciso di assaggiare altre tipologie e il giorno dopo sono persino tornati con degli amici per una nuova sessione di assaggi.

Per finire: cosa c'è nel futuro prossimo dell'ADID?
Stiamo proseguendo la propria missione di ricerca, tutela e diffusione della cultura della grappa e di tutti i distillati. In ordine di tempo si sono inaugurate le delegazioni di Mantova, di Lecce, di Trani, di Andria e proprio in questi giorni di Asiago. Ovunque,anche presso la delegazione di Bergamo, si sono tenuti corsi didattici di Patente di Degustatore di Acqueviti e già a
partire dal prossimo mese di settembre sono programmati corsi a Cuneo, Torino, Brescia, Napoli e altri ancora sono in fase di definizione. L'ambizione della nostra associazione è quella di fornire agli appassionati, ma anche agli operatori del settore enogastronomico, un insieme di tecniche e metodi che permettano di valutare con buona competenza la qualità dei distillati attraverso l'uso dei sensi, e desideriamo affermare il buon senso nel consumo.

Qualcuno potrà pensare che siamo ossessionati da un’idea fissa: ripetere al mondo che la grappa è solo italiana. D’altronde i contraffattori del nostro distillato all’estero certo non mancano. Ho tra le mani proprio il listino di una linea di “grappe” prodotte da un’azienda sudafricana.
Il che suona parecchio strano, se pensiamo che nel 2002 proprio la Repubblica Sudafricana aveva stretto con il nostro Paese un accordo per la protezione di alcune denominazioni, tra cui proprio la grappa, lasciandone tutti i diritti all’Italia. Ma recenti sono anche le segnalazioni di “grappe” israeliane, americane e, per arrivare più vicino a casa, anche greche, di Creta per l’esattezza.

L’Istituto Nazionale Grappa, i suoi consiglieri e i suoi soci sono attivamente impegnati nel monitoraggio di queste imitazioni: i distillatori che vanno a vendere la grappa – quella vera - sui mercati stranieri sono i primi a dare utili segnalazioni in tal senso. Indicazioni che vengono girate alle Autorità italiane di competenza affinchè facciano applicare la normativa internazionale, a partire dal regolamento comunitario 110/08 arrivando agli accordi in sede di Organizzazione Internazionale del Commercio.

Anche durante il recentissimo congresso dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) ci è stata offerta la possibilità di ribadire l’assoluta italianità della grappa. Il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, organizzatore dell’evento in collaborazione con OIV, ha allocato per la prima volta uno spazio specifico dedicato a quelle che si definiscono le acqueviti italiane figlie della vigna: grappa, brandy e acquavite d’uva. Uno spazio che abbiamo organizzato in collaborazione con Assodistil e Federvini e che è stato strutturato come un banco d’assaggio grazie al supporto tecnico del Centro Studi Assaggiatori e dell’Associazione Degustatori Italiani Distillati.

Grazie alla presenza di decine di acqueviti, dal 16 al 18 giugno il banco d’assaggio è stato quindi l’ambasciata della grappa durante il congresso internazionale, comunicando nuovamente il messaggio che grappa è solo italiana, per tradizione e per legge. Sono certo che molti partecipanti a questo importante congresso internazionale già ne avevano coscienza, ma repetita iuvant.

Cesare Mazzetti
Presidente – Istituto Nazionale Grappa
presidenza@istitutograppa.org

 

Cresce Roner: l'8 giugno distillerie aperte per festeggiare
Sarà inaugurata l'8 giugno la nuova ala dello stabilimento di Roner Distillerie: 2.400 metri quadri che, sommati a quelli già esistenti, fanno un totale di superficie di 15.000 mq. La nuova ala è costituita da un magazzino completamente automatizzato e da un’area dedicata alla fruizione da parte del pubblico: il nuovo centro di accoglienza con annessa la Galleria dei Sensi. Il percorso inizia con la storia e la preistoria dell’arte distillatoria in una galleria buia in cui si raccontano le origini della distillazione. Si prosegue con le colonne della distillazione in cui si possono osservare tutte le tappe della storia dei distillati. In centro al percorso si trova una fontana d’acqua sormontata da un fuoco. La Galleria dei Sensi si chiude con i banchi di degustazione dove si possono cogliere i profumi della distillazione insieme al vapore e al calore che si producono durante la distillazione. L’8 giugno la distilleria rimarrà aperta dalle 10.00 alle 19.00 per accogliere i visitatori. Maggiori informazioni: www.roner.com

 
Segnana si rinnova
La nuova gamma Segnana è stata presentata in anteprima a Trento sabato 24 maggio a Villa Margon, complesso cinquecentesco sede di rappresentanza del Gruppo Lunelli. Il rinnovamento è l’esito del lungo percorso di ricerca condotto dallo staff tecnico di Marcello Lunelli.  Lo spirito innovativo della nuova gamma Segnana si scorge soprattutto nella Grappa Sherry Cask, espressione di una maturazione nelle stesse botti in cui è stato invecchiato lo sherry della spagnola Gonzalez-Byass. Innovazione ben visibile anche nella Estrema e nella Cinquanta, distillati ad alta gradazione (50 gradi). Anche la Gentile, grappa bianca, è stata rivisitata per accentuarne morbidezza ed eleganza. Nella linea delle grappe di monovitigno alla Chardonnay e alla Pinot Nero si vanno ad aggiungere la Traminer e la Moscato. Tutte queste novità sono suggellate dal rinnovamento del packaging: le nuove Segnana si propongono infatti in nuove bottiglie disegnate da RobilantAssociati. Maggiori informazioni: www.segnana.it


Porte aperte da Mazzetti d’Altavilla

La pioggia incessante caduta durante tutta la giornata sul Monferrato non ha fermato gli appassionati di grappa in visita da Mazzetti d’Altavilla il 25 maggio in occasione di Cantine Aperte. Non solo degustazioni di grappa, ma anche risotti sfumati alla grappa e prodotti tipici monferrini, apprezzati da circa seicento visitatori. Molto interesse naturalmente anche per le visite in distilleria tra gli alambicchi e le botti da affinamento. Maggiori informazioni: www.mazzetti.it
 

 Francoli per Sorsi di pace
16.400 euro, ecco il nuovo record raggiunto con la sola vendita delle 26  bottiglie magnum messe all’asta sabato 24 maggio 2008 durante la VI  edizione di Sorsi di Pace ospitata dalle Distillerie Francoli. Un fiume di denaro che scorrerà fino alla Sierra Leone per proseguire  nell’attività di finanziamento dell’ospedale Goderich, la struttura  sanitaria aperta da Emergency nel 2001 nella città di Freetown. www.francoli.it

Successo per il corso di assaggio della grappa per donne targato Bertagnolli
La Distilleria G. Bertagnolli, aperta domenica 25 maggio in occasione di Cantine Aperte, ha registrato un’affluenza inaspettata: più di un migliaio di persone hanno infatti partecipato alle visite agli alambicchi con l’enologo Antonio Moser e il suo staff per scoprire i segreti della distillazione. Le degustazioni di grappa, acqueviti e liquori sono state guidate dalla sommelier Michela Bertamini dell’Associazione Italiana Sommelier. Oltre alla grappa, protagonisti della giornata sono stati i prodotti della terra trentina. Il mini-corso di “Avvicinamento alla grappa in chiave femminile”, condotto da Livia Bertagnolli, vicepresidente dell’Associazione Donne della Grappa, ha registrato il tutto esaurito: alle signore convenute sono stati illustrati i segreti, la storia e le peculiarità della distillazione, momento seguito dalla degustazione di grappa di Nosiola, grappa di Moscato e della barricata Koralis. Maggiori informazioni: www.bertagnolli.it

Se negli ultimi trent’anni la grappa ha mutato il suo profilo sensoriale - e lo ha fatto migliorandolo non poco – non da meno è stata l’evoluzione delle grapperie, passate da semplici a opifici a elementi di comunicazione veri e propri.

Trent’anni fa non era un caso isolato doversi mettere gli stivali per entrare in una fabbrica di grappa durante la vendemmia. E’ vero, si respiravano profumi potenti, a volte capaci di stordire, altre di inibire la respirazione tanto le note di fermentazione di ogni genere si mescolavano alle vampate di vapore che usciva dalle caldaie aperte per lo scarico della vinaccia esausta.

Oggi le grapperie sono diventate veri salotti dove luccicanti alambicchi di rame e di acciaio assumono il ruolo di arredo di rango tra sale disegnate da architetti con la voglia di stupire. Il visitatore può restarne estasiato e, in tutta sicurezza, avvicinarsi agli oblò degli alambicchi mentre distillano per ammirare l’ebollizione del fermentato.

Qui ci si doveva arrivare: non c’è nulla di più convincente per il consumatore che rendersi conto di persona di come nasce la grappa, delle storie raccontate intorno all’alambicco, meglio ancora se compendiate da un calice di acquavite appena estratta dall’alambicco.

Ma occore fare un passo avanti. In primo luogo i profumi di vinaccia e di grappa si devono sentire. L’olfatto ha un grande impatto emozionale e il visitatore si aspetta di non entrare in un ambiente asettico, ma vivo, profondo, complesso. Poi si deve lavorare sull’aspetto didattico e su quello ludico. Grapperie Aperte ha dimostrato di interessare tantissimo e le migliaia di visitatori di anno in anno devono trovare qualcosa di nuovo all’altezza delle loro attese.

Il racconto dell’azienda e dei processi produttivi è necessario, ma non sufficiente, neppure se rallegrato da una degustazione guidata. Da un canto occorre arredare la distilleria con supporti che integrino i discorsi della guida in modo da rendere facile l’apprendimento di quanto viene spiegato. Dall’altro occorre pensare al divertimento di cui tutti abbiamo sempre più bisogno. Ecco il perché del giocare con gli aromi della vinaccia e dell’acquavite. Ma anche con la grappa si possono fare splendidi giochi in cui ogni visitatore può misurarsi con se stesso o con i colleghi. E ben venga se più visitatori danno origine a team spontanei che entrano in competizione con altri team. Più la visita si carica di emozione e maggiore sarà il ricordo positivo che premierà la grapperia.

Luigi Odello
Presidente - Centro Studi Assaggiatori
Professore di Analisi sensoriale alle Università di Verona, Udine e Cattolica di Piacenza
presidenza@assaggiatori.com

Da qualche anno provo a fare la grappa di genziana (Gentiana punctata). Non riesco a capire come fare a macerare le radici, il loro contenuto di zuccheri è bassissimo. Mi servirebbero indicazioni proprio sul procedimento di macerazione - Tiziano

Quella che Lei chiama "grappa di genziana" potrebbe essere una ‘grappa alla genziana’ ottenuta mediante infusione di pianta in pura grappa, allo scopo di conferirle il tipico sapore amarognolo. Questa produzione è perfettamente lecita ed eseguibile a domicilio. Invece una macerazione per fermentazione e successiva distillazione, oltre a non poter utilizzare il nome “grappa” non è neppure lecita se eseguita fuori da impianti preventivamente dichiarati alle autorità competenti.
  

Vorrei avere delle delucidazioni riguardo a una leggenda che molti anziani sussurravano riguardo ai veneti in tempo di guerra. Si narra che i veneti bevessero grappa di sterco durante la guerra. Suppongo che questa storia sia distante da una possibile verità, ma mi chiedo se sia realizzabile distillare una grappa dallo sterco. - Jacopo

Questa leggenda è particolarmente curiosa e, ce lo permetta,.divertente. Non crediamo, al di là di valori leggendari, che lo sterco fermentato possa infatti dare origine ad alcun tipo di bevanda alcolica. In ogni caso, non potrebbe certo trattarsi di una grappa, che deriva dalle vinacce.

 
Sono interessato ad aprire una distilleria in Campania e vorrei avere un alcune informazioni in merito. Inoltre come posso reperire un mastro distillatore? Quale potrebbe essere la sua retribuzione media? - Gerardo

Ci complimentiamo per il Suo progetto. In merito all’apertura di una distilleria, crediamo che la prima informazione debba essere reperita al competente Ufficio Tecnico di Finanza, in quanto esistono numerose normative sulle autorizzazioni.

Tecnicamente, invece, potrà approfondire l’argomento leggendo le seguenti pubblicazioni:

  • Le accise sugli alcoli e le bevande alcoliche di Angelo Alibrandi, Carmelo Belfiore, Piero Porcu, editore Tecniche Nuove
  • Tecnologia delle grappe e dei distillati d’uva di Tullio de Rosa e Roberto Castagner, editore Edagricole
  • Grappa tra assaggi e alambicchi di Luigi Odello, editore Centro Studi Assaggiatori
  • Processi e impianti di produzione e trasformazione – Le materie prime le acquaviti di Giorgio Meloni, editore Hoepli

In merito, infine, al mastro distillatore, purtroppo ve ne sono pochi e le distillerie se li tengono ben stretti. Le consigliamo di rivolgersi alle scuole enologiche. Una volta iniziata l’attività, contiamo certamente di averla socio nell’Istituto Nazionale Grappa.

Mi è stato riferito che le grappe si ottengono dalla distillazione solo  di uve rosse, è vero? - Angelo

In realtà la grappa si può ottenere da vinacce di qualunque tipo e colore. Le vinacce di uve rosse sono in genere maggiormente indicate poiché per i vini rossi la separazione delle vinacce dal vino avviene dopo la fermentazione alcoolica, quindi le vinacce che ne risultano sono particolarmente cariche di sentori che verranno poi distillati negli alambicchi. Le vinacce di uve bianche invece in genere vengono separate dal mosto prima della fermentazione alcolica, e quindi esse si presentano ricche di zuccheri, ma povere di alcoli. Occorre quindi che il distillatore le custodisca con cura per qualche settimana, onde permettere che in esse si sviluppi una fermentazione alcolica, cioè che lo zucchero venga trasformato in alcol, prima della distillazione. In quanto al profilo qualitativo, alcune vinacce bianche, per esempio il moscato, sono particolarmente ricercate perché permettono di ottenere grappe molto aromatiche.

L'Associazione Degustatori Italiani Grappe e Distillati (ADID) torna a bandire il concorso letterario dedicato alla grappa. In collaborazione con l’Associazione Culturale “Sidus” ha infatti indetto la terza edizione del premio nazionale di poesia e prosa “Versi distillati". Tre le sezioni del concorso: poesia italiana, poesia dialettale e racconto. Il tema per la sezione dedicata alla poesia italiana inedita è “La grappa: sogni, ricordi, novità”. Si partecipa inviando una poesia mai premiata o segnalata in altri concorsi, di non oltre 40 versi, in lingua italiana. Stesso tema anche per la sezione della poesia dialettale. Interessante, e un po' provocatorio, il leit-motiv per la sezione racconto: “Se avessi seguito un corso di degustazione!”. Infine, per gli amanti del brivido, la possibilità di partecipare scrivendo un racconto noir sul tema “La grappa”. I racconti non devono superare le 30 righe (60 battute per riga) e devono essere inediti. Per maggiori informazioni: www.adid.it.

di Carlo Odello

La grappa veneta ha intrapreso il cammino della certificazione. Parliamo di questa operazione con Alessandro Maschio, presidente dell'Istituto Grappa Veneta

Presidente, ci può dare un quadro complessivo della grappa veneta oggi?

In un contesto come quello attuale, certamente non facile per i consumi alimentari in genere ed in particolare per quello dei prodotti alcolici, posso dire che la grappa veneta sta tenendo bene le posizioni grazie alle capacità sia dei piccoli distillatori che di quelli medio-grandi che hanno saputo crearsi una propria identità e visibilità. Questo grazie alle specificità qualitative dei loro prodotti e all’attività di marketing e di comunicazione.
 

Qual è la necessità che sta spingendo l’Istituto Grappa Veneta alla certificazione di prodotto?

La necessità che ci spinge è quella di valorizzare il lavoro e la serietà dei produttori che continuano a impegnarsi a mantenere livelli qualitativi d’eccellenza come espressione della cultura e della tradizione di un territorio legato da secoli al lavoro della vite e della grappa.

Questo valore dovrà essere sempre più riconosciuto dal consumatore attraverso un lavoro di trasparenza e di rigore che certifichi la qualità e la provenienza della grappa veneta e dovrà rappresentare un biglietto da visita prestigioso del “made in Veneto”.

 
Quali sono le fasi del progetto?

Il progetto così come è stato finanziato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Veneto si articola in tre fasi: ricerca scientifica, stesura e applicazione del disciplinare, presentazione e promozione del prodotto.

Per quanto riguarda la prima fase, quella relativa alla ricerca scientifica, ci siamo posti due obiettivi. Il primo è la caratterizzazione della grappa veneta tramite indagini isotopiche e gascromatografiche al fine di evidenziarne e tutelarne la provenienza territoriale. La caratterizzazione verrà fatta prelevando i campioni di prodotto grezzo provenienti dalle distillerie che lavorano nelle due macroaree Veneto Est e Veneto Ovest e utilizzando i campioni prelevati presso la Distilleria Sperimentale di Conegliano, gestita da Veneto Agricoltura. Il secondo obiettivo è la formazione di un panel di degustatori in grado di poter valutare le principali caratteristiche sensoriali della grappa veneta sulla base dei campioni raccolti per le analisi chimiche. Questo panel successivamente opererà per garantire, tramite il proprio lavoro, il profilo sensoriale tipico del prodotto.

Nella seconda fase redigeremo un disciplinare di produzione nel quale confluiranno le acquisizioni scientifiche ottenute, saranno esplicitate le metodologie di lavorazione e definite le caratteristiche di qualità della grappa veneta anche in relazione al nuovo regolamento CE 110/08. Questo prevede la definizione di una scheda tecnica per i prodotti riconosciuti in allegato III, fra i quali è inserita la grappa veneta, oltre ad altre.

Il lavoro per essere conosciuto dal consumatore dovrà poi essere divulgato. Peer questo abbiamo previsto due eventi per presentarlo agli operatori e alla stampa: all’inizio, con il convegno dello scorso 16 aprile, e alla conclusione. E’ ovvio che successivamente la comunicazione dovrà ampliarsi in forme più dirette, ma di questo ci occuperemo più avanti.

 

Una volta profilati i prodotti, come saranno identificati? Pensate di creare un marchio vero e proprio?

E’ ancora presto per definire un preciso metodo d’identificazione dei prodotti profilati. Certamente saranno fissati i parametri per identificare e certificare una grappa veneta di alta qualità, declinata nelle varie tipologie di vendita (bianca, invecchiata e così via. Questa certificazione verrà comprovata dall’applicazione di un marchio ancora in fase di studio.

Il progetto, cofinanziato dalla Regione Veneto e gestito in collaborazione con Veneto Agricoltura, inizialmente prevedeva una quarta fase: una ricerca di mercato per capire e conoscere quali sono gli aspetti più interessanti che il consumatore si aspetta di trovare enfatizzati da un marchio di certificazione. Per ragioni legate alle linee guida dei finanziamenti pubblici europei abbiamo dovuto escludere questa fase. Contiamo comunque di trovare i mezzi per poter completare il progetto che sviluppato nella sua interezza rappresenterà un punto molto importante per il nostro settore.

 

Come controllerete i prodotti certificati? Oltre alla certificazione ci sarà anche un controllo sui prodotti sul mercato?

Sarà il disciplinare a definire i criteri di controllo che ovviamente si baseranno sulle analisi sviluppate nella prima delle tre fasi in cui si articola il progetto, quella relativa alle analisi chimiche e organolettiche. Certamente saranno previsti anche dei sistemi di controllo sul prodotto immesso al consumo.

 

Avete già in mente una politica di comunicazione per il prodotto certificato?

Queste indicazioni saranno più chiare quando avremo a disposizione le informazioni della ricerca di mercato prevista nella quarta fase che ancora non è stato possibile effettuare, ma che contiamo di avviare quanto prima. E’ ovvio che per la programmazione delle attività di comunicazione sarà fondamentale la disponibilità finanziaria.

 

Ci sono congiunture che fanno riflettere. Mentre la Comunità Europea ha riconosciuto alla grappa la denominazione geografica – un traguardo, non ci stancheremo mai di dirlo, importantissimo – in casa nostra avanza minacciosa una riforma che potrebbe mettere in ginocchio moltissime piccole realtà distillatorie: la telematizzazione delle accise. Il termine suggerisce una maggior speditezza nelle operazioni burocratiche, un aiuto sia ai distillatori che sono tenuti a pagare le imposte di fabbricazione (le accise, appunto), sia all’Amministrazione dello Stato, che è tenuta a controllare che ciò avvenga nei tempi e nei modi previsti. In realtà la telematizzazione, forse dovendo conciliare aspetti tipici delle grandi società petrolifere con quelli di aziende liquoristiche grandi e piccole, ha finito per essere più adatta alle grandi realtà industriali , trascurando i problemi organizzativi tipici dei piccoli distillatori. Non abbiamo fatto in tempo a rallegrarci della maggiore protezione comunitaria – e, si spera, mondiale per estensione – assegnata alla grappa, che ci siamo trovati di fronte all’obbligo di trasmettere su base quotidiana i resoconti della distillazione. Detto così sembrerebbe cosa di poco conto. Ma con gli annessi e connessi la procedura è enormemente dispendiosa. In sintesi il Ministero delle Finanze chiederà la comunicazione telematica delle accise. Entro le ore 12.00 del giorno seguente la produzione ( ma nella prima stesura erano addirittura le 10.00)  un addetto della distilleria dovrà avere trasmesso all’Agenzia delle Dogane i dati richiesti, suddivisi per merceologia. Facile se l’attività delle distillerie si concentrasse su una gamma di prodotti limitati. Enormemente dispendioso in termini di tempo se si considera invece che la forza dei nostri grappicoli è proprio avere tanti prodotti in assortimento, per ciascuno dei quali si muovono piccolissime partite. E così lo Stato non si è reso conto che,  invece di valorizzare l’originalità dei nostri mastri distillatori, il nuovo sistema li metterà in ginocchio costringendoli a passare più tempo davanti al computer che all’alambicco. Ci risulta che altri Paesi a noi vicini ( l’ Austria per esempio) dispongano di procedure per il controllo delle accise più rispettose di tali nostre esigenze: il confronto con lo Stato che l’Istituto Nazionale Grappa vuole portare avanti sul tema è importante, e verterà su questi temi. La distillazione non è faccenda di poco conto, la contabilità e il resoconto delle accise anche, ma la il controllo non deve penalizzare la attività, altrimenti a che serve?

Cesare Mazzetti
Presidente – Istituto Nazionale Grappa
presidenza@istitutograppa.org

Golosaria sbarca da Mazzetti d'Altavilla
Anche quest’anno Mazzetti d’Altavilla aderirà alla seconda edizione della manifestazione Golosaria In Monferrato. Per le giornate di sabato 8 e domenica 9 marzo Mazzetti d'Altavilla aprirà le porte a tutti gli enoturisti. Saranno offerte degustazioni dei prodotti della casa monferrina. A partire dalle 11.00 sarà possibile degustare la grappa anche in abbinamento a prodotti del territorio, a pasticceria secca, al cioccolato e alla frutta, o gustarla in cocktails. Dalle 13.00 alle 15.00 invece saranno offerte degustazioni di primi piatti caldi sfumati alla grappa. Gli enoturisti potranno visitare inoltre la mostra allestita nei corridoi dell’azienda con una selezione delle opere dell’artista bresciano Luca Dall’Olio. La mostra "Lo spirito, il sogno e l'arte" è una raccolta di oli su tela dalle forme e dai colori poliedrici. "Rassegne come Golosaria – osserva Claudia Mazzetti, responsabile marketing e comunicazione di Mazzetti d’Altavilla – rappresentano un nuovo momento di valorizzazione del nostro amato Monferrato e un’occasione per il turista moderno, alla ricerca di luoghi originali, come le nostre colline, e di prodotti di qualità come la grappa".

Nuove grappe alle erbe in casa Roner
La gamma dei distillati di casa Roner si arricchisce di nuovi profumi che sanno di tradizione. Da sempre l'infusione di essenze officinali nella grappa è considerata avere proprietà curative e tonificanti. Le nuove grappe alle erbe di Roner aggiungono al distillato, ottenuto solamente con vinacce provenienti dall’Alto Adige, i profumi e le proprietà dell’asperula, della ruta e del pino mugo. L'asperula cresce nei boschi e ha un profumo leggero ma particolare. E' raccolta in maggio e in giugno, dopo che i fiori fini, piccoli e bianchi sono appassiti e dona alla grappa un gusto delicato. La ruta cresce invece nelle vigne selvatiche, ma è molto rara. In passato veniva anche coltivata nei giardini dei monasteri, utilizzata come pianta medicinale. Trasmette alla grappa un aroma inconfondibile e il classico colore verdognolo rilasciato dalla clorofilla della pianta. Il pino mugo vive nelle zone alpine i 1.000 e i 2.700 metri. Il suo profumo è molto forte e la grappa acquisisce un gusto resinoso e dolciastro.

Carpené Malvolti e Bertagnolli a New York
Carpené Malvolti e la Distillerie G. Bertagnolli sono state protagoniste il il 27 e il 28 febbraio scorsi a New York alla presentazione della Guida Zagat, che raccoglie i 1000 migliori ristoranti italiani in 45 città degli Stati Uniti. Nell'occasione le grappe delle due aziende sono state abbinate ai prodotti dolciari proposti dall'Associazione Italiana Industrie Dolciarie. Gli abbinamenti sono stati creati con un nuovo metodo di analisi sensoriale messo a punto dal Centro Studi Assaggiatori.

La protezione accordata pochi giorni fa dalla Commissione Europea alla denominazione “grappa” come indicazione geografica nazionale ci fa onore. Essa permetterà agli operatori di distinguere il proprio prodotto come un marchio e di proporlo con orgoglio ed esclusività a un mondo che sempre più sta imparando a conoscere la nostra acquavite di bandiera e ad apprezzarne le fantastiche e molteplici sfumature di qualità.
Tutto il comparto agroalimentare italiano sembra fortemente impegnato nella difesa dei nostri prodotti tipici: anche la recentissima sentenza sul Parmigiano ci dà ragione e ci fornisce strumenti per un prevedibile sviluppo economico, finalmente. I francesi tutto questo lo avevano capito almeno tre lustri fa ma, come si dice, meglio tardi che mai.
La difesa, e la promozione, dei prodotti tipici richiede però sforzi speciali da parte dei produttori. Per la grappa i distillatori debbono impegnarsi nel mantenere elevato il posizionamento del prodotto, proponendo un distillato di grande qualità, con una presentazione adeguata. Un marketing sbagliato da parte di uno o pochi operatori rischia infatti di rovinare l’immagine del prodotto, vanificando gli enormi sforzi fatti per arrivare fino a qui.
Sono assolutamente un danno per il settore le grappe di scadente qualità, a prezzi tali da fare persino dubitare sulla veridicità del prodotto, o con presentazioni non adeguate al rango del nostro distillato. Potenzialmente pericolosa quindi la “grappa in bustina” da bersi con la cannuccia, prodotto che si è intravisto in uno stand nel corso di una recente manifestazione fieristica.
In questo contesto diventa importante informare il consumatore circa la reale essenza del prodotto e il suo mondo fatto di tradizione e cultura. Per questo anche nel 2008 apriremo le porte delle nostre distillerie e risponderemo ai quesiti degli appassionati che ci faranno visite. Grapperie Aperte si terrà domenica 12 ottobre: vi aspettiamo tutti.

Cesare Mazzetti
Presidente – Istituto Nazionale Grappa
presidenza@istitutograppa.org

di Gilberto Nicolini

Ove Boudin, svedese, 57 anni, spostato con due figlie, lavora nella pubblicità e nella comunicazione. E ama alla follia la grappa: così è partito per un lungo viaggio tra i grappaioli che ha poi raccontato nel libro Grappa – Italy Bottled.

Lei è svedese: da dove nasce la sua passione per la grappa?
Mi interesso di grappa da molti anni. Un distillato interessante con una personalità propria e unica. La grappa presenta caratteristiche differenti e uniche a seconda del territorio. Quindi non è solo un distillato, ma un insieme di aromi del territorio e dei colori e degli umori. Aromi che, quando bevi grappa, ti ricordano le esperienze vissute in Italia.

Quanto è durato il suo viaggio nel mondo della grappa?
Due mesi nell’autunno del 2005, alla ricerca dell’anima della grappa. Con varie domande nella mia testa, come: cos’è la grappa realmente? Come si fa? Da cosa è prodotta? Che caratteristiche dovrebbe avere una grappa di qualità? E così via. Come ho scritto nel mio sito la mia prima tappa è stata in Trentino. Poi sono andato verso sud in Toscana. Successivamente sono stato in Liguria e poi in Piemonte.

Cosa l’ha impressionata di più del mondo dei grappaioli?
Ho visitato principalmente distillatori artigianali e il mio libro parla soprattutto di grappa proveniente da questo tipo di produttori. Ho trovato questa grappa artigianale la più interessante, sebbene ci siano anche buone grappe prodotte con metodo continuo. Ora come ora, oltre a promuovere il mio libro, sto cominciando ad organizzare assaggi di grappa in Svezia e comincerò anche ad importarla.

Com’è posizionata la grappa in Svezia?
La grappa è conosciuta: le persone hanno familiarità con il nome. Molte la conoscono perché l’hanno provata o conoscono persone che la amano. Ma nessuno sa cos’è esattamente la grappa, questo vale anche per i ristoranti e i sommelier. Qui la conoscenza è quasi nulla. Ma a questo proposito mi dispiace dire che anche in Italia è talvolta veramente scarsa. Ho trovato la peggiore grappa che abbia mai bevuto in un ristorante nel centro di Bassano del Grappa, e mi è stata consigliata dal personale! In Svezia la grappa è oggetto ancora di molti pregiudizi. Molti dicono che la grappa non gli piace. Io rispondo che non si può dire così. Evidentemente loro hanno assaggiato una pessima grappa. O più facilmente, non ne hanno mai assaggiata una buona. Infatti quando ho organizzato un assaggio di grappa le persone hanno avuto la reazione che mi aspettavo: molte hanno affermato che non sapevano che potesse essere così gradevole.

Come pensa possano le distillerie migliorare la loro comunicazione verso l’estero?
Credo che per incrementare le vendite di grappa qui e altrove, si debba iniziare con l’aumento della divulgazione. Il pregiudizio di cui ho parlato prima è anche causato dalla mancanza di informazioni. Per esempio, non ci sono libri sulla grappa come ce ne sono sul vino, sul cognac, sul whisky e così via. Ho scritto Grappa – Italy bottled per creare un’informazione esauriente e accessibile a molte persone e in questo modo aumentare la curiosità nei confronti del distillato. E adesso so grazie all’assaggio empirico che le persone non sono insoddisfatte quando provano le mie grappe più interessanti.
Nella divulgazione della grappa in Svezia comincerò contattando i ristoranti e offrendo un assortimento speciale di grappe. Ma questo non è abbastanza, non ancora comunque. Credo che l’offerta debba includere l’educazione alla grappa per tutto il personale. Il mio libro è uno strumento ottimale. Le liste delle grappe possono essere molto migliorate ed essere più informative. In questo modo i ristoranti potranno vendere la grappa con profitto, cosa che è ovviamente cruciale. In Svezia le persone pagheranno per un’esperienza di assaggio unica e appagante. Inoltre vedo l’assortimento di grappa come uno strumento per una competizione tra i ristoranti.

 

 

Sono recentemente entrato in possesso di una bottiglia di grappa Julia, riserva stravecchia, da 1,5 litri. Dovrebbe essere stata imbottigliata intorno al 1970 ma non ne sono sicuro. Volevo sapere se era possibile risalire alla data di confezionamento attraverso il numero di serie riportato sulla bottiglia. Vorrei inoltre sapere se tale grappa si possa considerare un "pezzo da collezione". Sinceramente non mi intendo di grappe, tuttavia vorrei evitare danni e aprirla per poi scoprire di aver stupidamente gettato via qualcosa che al momento non sarei capace di stimare pienamente. - Gabriele

Relativamente alla data di produzione dovrebbe rivolgersi direttamente alla ditta produttrice forse l'unica in grado di poterLa accontentare. Facciamo notare che solo dal 1992 esiste l'obbligo, sugli alimenti confezionati, di indicare il lotto di appartenenza della partita. Dopo questa data il produttore

 

L’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino ha codificato il significato di terroir inserendo l’elemento umano come fattore caratterizzante di un vino. Non solo più fattori pedoclimatici e vitigno quindi, ma l’ingegno dell’uomo che viene riconosciuto per dare fisionomia al prodotto. Ci si avvicina sempre più alla filosofia che noi stessi abbiamo sempre portato avanti e che viene codificata anche nella proposta di legge dell’on. Lion sull’autenticità certificata: è l’uomo, con il proprio modo di intendere e interpretare la realtà, colui che governa il sistema e quindi il vero autore del profilo sensoriale del vino.

Se questo è vero per la bevanda di Bacco, per la grappa assume un valore ancora superiore, e non solo perché la distillazione accresce ulteriormente l’importanza del fattore umano. Il vino è una fotografia del territorio che tende a sbiadire piuttosto in fretta: qualche anno, qualche lustro al massimo. La grappa invece ha la possibilità di generare una memoria fisica che va ben oltre quella dell’uomo. Dopo la distillazione evolve rapidamente, per poi poter rimanere sensorialmente stabile per decine di anni, o forse per secoli. L’imprecisione in questo caso è d’obbligo, perché una seria ricerca in tal senso non è mai stata fatta e in ogni caso sarebbe tutt’altro che facile. Ma aprendo bottiglie datate l’intenditore si può accorgere con facilità di come era la realtà produttiva una volta, quando la sensibilità umana verso il prodotto era differente, i vitigni pure e forse anche il clima.

La grappa è quindi lo specchio fedele delle condizioni antropologiche e tecnologiche in cui viene prodotta, ma alla loro scoperta si frappone un problema non da poco: trovare le bottiglie. La nostra acquavite di bandiera non vanta infatti collezioni perché le condizioni di vita di un tempo non consentivano certi lussi: veniva fatta per essere bevuta. Bastava averne.

 

Luigi Odello
Presidente - Centro Studi Assaggiatori
Professore di Analisi sensoriale alle Università di Verona, Udine e Cattolica di Piacenza
presidenza@assaggiatori.com

 

Vorrei avere informazioni circa una bottiglia di grappa in mio possesso. In particolare, vorrei conoscere l'anno di produzione della stessa. E' una grappa alla ruta. C'è un'etichetta che riporta "Imposta Fabbricazione Grappa" a cui segue una serie di parole e numeri: "SERIE HZ n°061 sottos. 0,034". - Stefano

L'etichetta di cui riferisce, quella che reca impresso il simbolo della Repubblica, nonché la dicitura "Imposta Fabbricazione Grappa" è obbligatoria per tutte le bevande superalcoliche vendute in Italia, si tratta del cosiddetto contrassegno di Stato.
La lunga serie di numeri impressa su ogni contrassegno è univoca, e assegnata dallo Stato, tuttavia la sua è una funzione fiscale che non trova riscontro diretto nella data di imbottigliamento del prodotto. Solo il produttore, che è obbligato a tenere un apposito registro dei contrassegni, potrebbe indicarle la data di produzione della bottiglia nelle sue mani.
Per quanto riguarda invece la data di imbottigliamento, un riferimento più diretto è costituito dal numero di lotto, oggi obbligatorio su ogni confezione alimentare: questo normalmente è un codice a quattro o cinque cifre, preceduto dalla lettera L. Il riferimento alla data può essere anche in questo caso in codice, leggibile solo dal fornitore o da chi possiede la chiave interpretativa del codice. Riteniamo però che la Sua necessità sia di datare una bottiglia probabilmente antica, e pertanto vi sono probabilità che non vi sia nemmeno indicato il numero di lotto, essendo questo stato introdotto di recente.

 

Sono un sardo Doc innamorato di tutti i tipi di grappa da quando gli Alpini sono entrati nel mio cuore. Mia nonna, friulana della provincia di Udine, ha lasciato nel mio DNA qualosa che mi lega alla montagna e ai suoi sapori. Vorrei chiedere a voi esperti: si può definire grappa l'acquavite prodotta in Sardegna, conosciuta da voi continentali come "filu 'e ferru", e denominata in sardo stretto come "abbardente" (acqua ardente)? Anch'essa è prodotta esclusivamente da vinacce italiane, e più precisamente da Cannonau. - Giovanni

Sul quesito sarebbe necessario un approfondimento. Infatti il nome "file e ferru" compare nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali della Sardegna unitamente a due altre forme: "acquavite" e "abba ardente". Sono senz'altro forme dialettali della grappa in Sardegna unitamente a "abbardenténti", "aquardénti" e altre esistenti, specialmente nel Settentrione d'Italia. La dicitura "file e ferru" non è prevista nelle denominazioni di vendita legali. Nel caso specifico l'uso e la notorietà è sufficiente a far diventare una forma dialettale una denominazione di vendita? Riteniamo sia affermativo in quanto in commercio ci sono acqueviti di vinaccia o grappa che circolano con questo nome.

Bertagnolli, prima distilleria certificata dalle Dogane in Trentino-Alto Adige
La Distilleria G. Bertagnolli è stata insignita il 9 gennaio scorso a Bolzano dall'Agenzia delle Dogane dell'attestato di affidabilità rilasciato a seguito di un audit doganale svoltosi ai primi di marzo 2007. Sono solo 16 le ditte del Trentino-Alto Adige che hanno affrontato e superato con successo l'esaminazione doganale, tra le quali Bertagnolli rappresenta l'unica distilleria certificata. Questa certificazione comunitaria è applicata agli operatori economici e ai loro partner commerciali che intervengono nella catena di approvigionamento internazionale e si qualificano positivamente rispetto agli altri operatori, in quanto ritenuti affidabili e sicuri nella filiera di produzione e fornitura. In particolare, l'affidabilità comunitaria viene riconosciuta a seguito di apposito accertamento dell'Agenzia delle Dogane a chi comprova il rispetto degli obblighi doganali, il rispetto dei criteri previsti per il sistema contabile e la solvibilità finanziaria.

Mazzetti d'Altavilla a Pianeta Birra con un fine pasto flambé
Mazzetti d’Altavilla torna a Pianeta Birra Hot Beverages & Co., la decima edizione della rassegna dedicata al beverage in programma a Rimini dal 23 al 26 febbraio. L'azienda sarà presente al padiglione A3 stand 001, che si trasformerà in una finestra sui sapori del Monferrato, attraverso le linee dei distillati d’autore. Non mancherà la linea Collezione, composta esclusivamente da vitigni piemontesi selezionati per rappresentare alla perfezione la regione, nel massimo rispetto della tradizione e dei terroir di provenienza della materia prima. Grande spazio sarà riservato quest’anno anche alla nuova linea Zen di Flambar, altro marchio della Mazzetti d’Altavilla. Linea dal sapore orientaleggiante: saranno protagonisti infatti la frutta esotica e gli zuccherini spiritosi da gustare flambés come fine pasto.


di Carlo Odello

Il nuovo regolamento CEE sulle bevande spiritose è chiuso. La partita della grappa si gioca in casa sul futuro del 297/97 e la definizione delle schede tecniche

Markus Klingler, dirigente all’agricoltura della Commissione Europea, è stato molto chiaro: il nuovo regolamento sugli spiriti che manda in pensione il 1576/89 è chiuso, ora sta agli stati membri dargli attuazione tramite le normative nazionali. Anche i produttori di grappa non dovranno più bussare alla porta della Commissione, ma direttamente a quella dei ministeri competenti. Questo è il messaggio della Commissione Europea al convegno organizzato da Assodistil il 23 gennaio scorso a Treviso.

Ci sono voluti tre anni e mezzo, dal giugno 2004 a oggi, per riscrivere il regolamento che disciplina tutte le bevande spiritose, quelle con una gradazione di almeno 15 gradi, e inquadrarle in tre macrocategorie e 46 sottocategorie. Dopo un lungo stop dovuto alla discussione sulle norme per le vodke, si è riusciti infine ad arrivare alla stesura finale che entrerà in vigore il 20 febbraio (è ovviamente previsto un periodo di transizione prima dell’applicazione).

La novità per la grappa è che ha acquisito il rango di denominazione geografica. Il che significa che grappa sarà italiana sempre e comunque. Non quindi “grappa italiana”, ma grappa e basta. Un bel successo che è stato accolto con favore anche dall’Istituto Nazionale Grappa. Ora anche per il distillato italiano si apre la fase di legislazione interna. Klingler stesso ha ricordato che vige il principio di sussidarietà: gli Stati potranno stabilire norme più severe di quelle contenute nel regolamente, purché ovviamente compatibili con la legislazione comunitaria (in particolare non dovranno violare il principio della libera circolazione dei prodotti).

L’Italia potrà quindi inserire ulteriori norme a tutela della grappa. Alessandra Busnengo, dirigente del Ministero delle Politiche Agricole, ha riferito che probabilmente il D.P.R. 297/97 non sarà abrogato – si è però in attesa di un parere legislativo al proposito – ma integrato. Dovranno inoltre essere messe a punto le schede tecniche per le grappe a denominazione geografica, il cui numero è cresciuto con l’introduzione della Grappa di Sicilia e della Grappa di Marsala, istituite non senza polemiche. Ci sono sette anni a disposizione degli Stati per presentarle alla Commissione Europea.

In tutto ciò i produttori vedono luci e ombre. L’Istituto Nazionale Grappa ha chiesto immediatamente maggiori garanzie per la qualità del prodotto, anche a tutela del consumatore. Ci sono infatti nel regolamento nuovo alcuni punti che l’Istituto vorrebbe definire maggiormente. A partire dall’aromatizzazione, per scongiurare pratiche non tradizionali che poco gioverebbero alla qualità del distillato. Ma anche l’edulcorazione, per cui l’Istituto vuole rimanga il limite attuale, e l’uso del caramello come colorante, che andrebbe limitato alle sole grappe invecchiate per non trarre in inganno il consumatore. Da ultimo l’invecchiamento del prodotto che l’Istituto chiede si continui a effettuare in recipienti di legno per almeno un anno.