Vietare l'aggiunta di aromi nella grappa: ma sono mai stati permessi?

di Luigi Odello

Si fa un gran parlare – e con non poca preoccupazione da parte dei produttori più rispettosi della tradizione – del divieto di utilizzare aromi nella grappa. Ma, a nostro avviso, l’aromatizzazione della grappa è già vietata.
La legge 1559 del 1951, da quanto ne sappiamo mai abrogata, riportava che le acqueviti poste in commercio non debbono contenere “sostanze estranee alla loro specifica composizione”. La normazione seguente ha sì regolamentato l’aromatizzazione, ma è da intendersi per quella specifica categoria di grappe aromatizzate (alla ruta, alla camomilla ecc.) per le quali è palese anche al consumatore che in un qualche modo il vegetale dichiarato è stato impiegato. E in questo modo di intendere le cose siamo anche supportati da una circolare ministeriale che chiariva che l’aromatizzazione doveva essere fatta con sostanze derivanti dalla stessa materia prima impiegata. Dunque se trattasi di una grappa di Barbera, da parti di questo vitigno.
Ma, uscendo dal campo legale, nel quale proprio a nostro agio non ci troviamo, ha senso aromatizzare la grappa? Non ce l’ha, almeno per tre buoni motivi:

  • gli aromi hanno un’influenza diretta sul nostro inconscio e il consumatore avverte quando il profilo aromatico non è autentico. Il naso non si inganna, e questo è dimostrabile. Perché allora fare del male alla grappa?
  • vero è che gli aromi aggiunti hanno un impatto iniziale sul consumatore che può convincere in un primo momento, e quindi l’aromatizzazione potrebbe consentire di mettere in commercio, mascherati, prodotti senza qualità edonica. Ma questo produrrebbe un inquinamento del mercato a scapito dei produttori che sanno dare un grande aroma partendo da materia prima eccezionale e lavorano con maestria. Insomma, in un mondo in cui l’alcol viene demonizzato e usato persino come carburante, che senso ha “bonificarne” una parte per renderlo uso bocca?
  • le società delle cosiddette economie avanzate stanno rivolgendosi con sempre maggiore insistenza alla naturalità (biologico, organico ecc.) e al buono certificato: che senso ha per la grappa, da sempre emblema di una tradizione che si rinnova incontaminata, percorrere una via inversa?